Mentre il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu arrivava a Budapest per una visita di stato con suo omologo ungherese Viktor Orban, l’Ungheria ha annunciato il ritiro dalla Corte penale internazionale, che ha emesso un mandato di arresto nei confronti di Netanyahu accusandolo di essere un criminale di guerra.
«L’Ungheria si ritirerà dalla Corte penale internazionale», ha dichiarato Gergely Gulyas, capo di Gabinetto di Orban, «giovedì il governo avvierà la procedura di ritiro, in conformità con il quadro costituzionale e giuridico internazionale». L’Ungheria è il primo paese a ritirarsi dalla corte, a cui aveva aderito nel 2001.
Netanyahu è stato accolto con tutti gli onori militari nel quartiere del Castello di Budapest. Il primo ministro israeliano ha anche incontrato il presidente della repubblica ungherese Tamas Sulyok al Palazzo Presidenziale.
Nel novembre 2024, la Corte penale internazionale ha emesso mandati di arresto contro Netanyahu e l’ex ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant, accusandoli di crimini di guerra e crimini contro l’umanità per la loro condotta durante la guerra israeliana a Gaza contro l’organizzazione terroristica Hamas. La corte li ha accusati di aver usato «la fame come metodo di guerra», limitando gli aiuti umanitari sulla striscia di Gaza e abbiano intenzionalmente colpito i civili, accuse che i funzionari israeliani negano.
Israele afferma che la corte ha perso la sua legittimità emettendo mandati contro un leader democraticamente eletto che esercita il diritto di autodifesa e che le accuse sono politicamente alimentate dall’antisemitismo. I paesi membri della corte sono obbligati ad arrestare gli individui sottoposti ad un mandato se mettono piede sul loro territorio, ma la corte non dispone di strumenti per imporre tale obbligo.
Né gli Stati Uniti né Israele sono firmatari della corte. Il presidente Donald Trump, che a febbraio ha ospitato Netanyahu alla Casa Bianca, ha imposto sanzioni ai membri della corte, accusandola di «abusare del suo potere emettendo mandati di arresto infondati» contro funzionari americani e israeliani.
Netanyahu, arrivato in Ungheria con la moglie Sara, ha elogiato la decisione di Orban: «Hai preso una decisione coraggiosa e importante per il mondo intero e per tutte le democrazie, nell’opporsi a un’organizzazione corrotta come la Corte penale internazionale e all’antisemitismo, oggi mascherato da anti-sionismo».
La lotta di Israele contro «l’asse del terrorismo iraniano» serve a proteggere sia l’Europa che Israele, ha spiegato Netanyahu. «Forse in Europa ci sono ancora alcuni che non lo comprendono, ma Viktor Orban sì». Netanyahu e Orban intrattengono un’alleanza politica e un’amicizia che dura da più di 15 anni. Entrambi sono visti come conservatori populisti.
Zoltan Kovacs, consigliere di Orban, ha dichiarato che l’Ungheria aveva già avviato il processo di ritiro dalla Corte: «Il mandato di arresto stesso è oltraggioso», ha detto Kovacs al Jerusalem Post all’inizio della settimana «le organizzazioni internazionali sono state sequestrate dall’ordine mondiale della sinistra, e la Corte penale internazionale è utilizzata come un’arma politica; è una caccia alle streghe».
L’Ungheria è stata il primo Paese membro della Corte a invitare Netanyahu garantendogli che non sarebbe stato arrestato. Tutti e 27 i membri dell’Unione Europea sono firmatari della Corte penale internazionale.