Un gruppo di scienziati della Cina continentale ha identificato una nuova variante di coronavirus nei pipistrelli, denominata Hku5-Cov-2. Secondo lo studio pubblicato a febbraio sulla rivista Cell, il virus utilizza lo stesso recettore cellulare – Ace2 – impiegato dal Sars-Cov-2, responsabile della pandemia di Covid-19. Tuttavia, Hku5-Cov-2 non sembra infettare le cellule umane con la stessa efficacia.
La ricerca è stata condotta da esperti dell’Istituto di Virologia di Wuhan, del Laboratorio di Guangzhou, dell’Università di Wuhan e di altre istituzioni cinesi. Tra gli autori figura Shi Zhengli, ex direttrice del Centro di Ricerca sulle Malattie Infettive Emergenti dell’Istituto di Virologia di Wuhan, nota per aver identificato nel 2020 il patogeno responsabile della Covid-19. Proprio questo istituto, e in particolare Shi, ai tempi dell’epidemia Covid-19 sono stati al centro dell’attenzione internazionale per i sospetti (a dir poco fondati) che l’epidemia abbia avuto origine da una fuga di laboratorio.
INVASIONE DELLE CELLULE COME NELLA COVID-19
Secondo il dottor Lin Xiaoxu, virologo statunitense ed ex direttore di un laboratorio presso l’Istituto di Ricerca dell’Esercito degli Stati Uniti, il nuovo virus appartiene al sottogenere Merbecovirus, lo stesso della Mers-Cov. Tuttavia, il meccanismo di ingresso nelle cellule appare differente. Ciò che suscita preoccupazione è l’utilizzo dei recettori Ace2 come principale via d’accesso, analogamente al Sars-Cov-2. Tali recettori, presenti in diversi organi come l’apparato respiratorio e l’intestino, facilitano una rapida diffusione del virus all’interno dell’organismo.
Un altro elemento rilevante è la presenza, nella proteina spike, di un sito di scissione per l’enzima Furin. Questo meccanismo agevola la fusione tra virus e cellula ospite, incrementando la capacità infettiva, una caratteristica già osservata nel virus della Covid-19.
ORIGINE DEL NUOVO VIRUS SCONOSCIUTA
I campioni analizzati nello studio provengono da pipistrelli di diverse regioni cinesi, ma non è stata fornita alcuna indicazione precisa sull’origine geografica del virus. Come ha osservato il virologo Lin: «In genere, quando si identifica un nuovo virus, è fondamentale chiarirne la provenienza. Se è stato rilevato nel Fujian, ad esempio, è lì che andrebbero adottate misure di prevenzione. Se invece proviene da una grotta nello Yunnan, la popolazione locale dovrebbe essere informata. Oppure potrebbe trattarsi di una variante creata artificialmente attraverso tecniche di ricombinazione? Questo va chiarito».
Lin ha rilevato una «variazione a balzo» nella sequenza genetica rispetto al Mers-Cov e ha espresso il desiderio di analizzare la sequenza completa per accertare eventuali segni di manipolazione.
PREOCCUPAZIONE PER FOCOLAI LOCALI
Gli autori dello studio hanno sottolineato che Hku5-Cov-2 non possiede, almeno al momento, la stessa capacità infettiva del Sars-Cov-2. Tuttavia, secondo Lin, ciò non esclude la possibilità che possa rappresentare un pericolo a livello locale, analogamente a quanto avvenuto con il Mers-Cov in Medio Oriente.
RECENTI PROGRESSI NELLA RICERCA SUI CORONAVIRUS
A partire da ottobre, numerosi studi sui coronavirus dei pipistrelli sono stati pubblicati da vari gruppi di ricerca, tra cui quelli guidati da Shi Zhengli e Yan Huan dell’Università di Wuhan, nonché da team statunitensi. Un articolo apparso su Cell ha documentato la scoperta di due nuovi coronavirus in pipistrelli russi e olandesi, anch’essi in grado di utilizzare i recettori Ace2. Non è stato però specificato da chi provenissero i campioni.
Un altro studio, pubblicato su Nature da un team congiunto delle università di Wuhan e statunitensi, ha introdotto il concetto di «recettori personalizzati per coronavirus». Si tratta di recettori progettati in laboratorio per rendere le cellule suscettibili all’infezione da parte di virus che altrimenti non le avrebbero attaccate.
Secondo il virologo Lin, questa tecnica può accelerare lo sviluppo di vaccini e anticorpi. Ma presenta anche rischi significativi. In laboratorio, ad esempio, un virus potrebbe essere modificato per infettare cellule cerebrali in vitro, evolvendo in una variante capace di replicarsi anche in vivo dopo generazioni successive.
Il dottor Lin ha espresso particolare preoccupazione per l’uso dei «recettori personalizzati» in ricerche di guadagno di funzione, finalizzate ad aumentare la trasmissibilità o la virulenza dei virus. «Ci sono sempre scienziati “eccentrici” attratti da questi esperimenti su virus pericolosi. Ma come possiamo sapere quando e dove un virus così modificato potrebbe sfuggire al controllo?».
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