Le scorte di petrolio Usa salgono e il prezzo scende

di Naveen Athrappully
5 Aprile 2025 12:44 Aggiornato: 5 Aprile 2025 12:44

Le scorte di greggio negli Stati Uniti hanno registrato un incremento inatteso la scorsa settimana, contribuendo — insieme ad altri fattori — a far calare sensibilmente i prezzi del petrolio.

Secondo un rapporto pubblicato il 2 aprile dall’Agenzia statunitense per l’informazione sull’energia, «le scorte commerciali di greggio statunitensi (escluse quelle della Riserva strategica) sono aumentate di 6,2 milioni di barili rispetto alla settimana precedente», superando di gran lunga le previsioni del mercato. «A quota 439,8 milioni di barili, le scorte risultano inferiori di circa il 4 per cento rispetto alla media quinquennale per questo periodo dell’anno» si legge nel rapporto.

L’accumulo di scorte può derivare da un calo della domanda, da un’impennata della produzione o da altri fattori. Quando le riserve aumentano, il mercato interpreta il segnale come un eccesso di offerta o una diminuzione dell’uso di carburante, con conseguente pressione al ribasso sui prezzi.

Giovedì i prezzi del Brent sono crollati proprio in seguito all’impennata imprevista delle scorte. All’Intercontinental Exchange, i futures sul Brent di giugno venivano scambiati in calo di oltre il 6,3%, a 69,40 dollari al barile, Tuttavia, l’aumento delle scorte di greggio negli Usa non è l’unico elemento a pesare sui prezzi. Giovedì, l’Opec+, l’organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, ha annunciato un incremento dell’offerta pianificata superiore alle attese.

A gennaio, il presidente Donald Trump aveva dichiarato che avrebbe fatto pressione sull’Arabia Saudita e sull’Opec affinché incrementassero la produzione petrolifera, nel tentativo di spingere ulteriormente i prezzi verso il basso. In precedenza, l’organizzazione aveva ridotto l’estrazione di 2,2 milioni di barili al giorno. A dicembre, i Paesi membri avevano concordato un ritorno graduale a quei livelli produttivi a partire dal 2025.

Giovedì l’Opec+ ha annunciato due aumenti successivi che saranno attuati a maggio. Di conseguenza, a partire dal prossimo mese, si prevede un aumento complessivo dell’offerta pari a 411 mila barili al giorno. Una simile immissione sul mercato ha contribuito ulteriormente alla caduta dei prezzi.

Un altro fattore decisivo è stato l’annuncio, da parte dell’amministrazione Trump, di una nuova ondata di dazi doganali che potrebbe avere ripercussioni negative sulla domanda di greggio. Mercoledì, Trump ha comunicato un dazio fisso del 10% su tutti i partner commerciali. Sono stati annunciati anche dazi aggiuntivi, variabili per ciascun Paese in base alle barriere commerciali imposte agli Stati Uniti. Secondo l’amministrazione, questa strategia punta a rilanciare il comparto manifatturiero nazionale e a creare nuovi posti di lavoro nel Paese.

In un’analisi pubblicata il 3 aprile, la divisione Commodity Insights della S&P Global ha espresso preoccupazioni sull’impatto di queste misure: «Riteniamo che questo livello di dazi, e la prospettiva di una guerra commerciale, rappresentino un fattore ribassista per l’economia globale, per la domanda di petrolio e, di conseguenza, per il prezzo del Brent Platts».

«In uno scenario che induce al pessimismo, caratterizzato da un’escalation delle tensioni commerciali, aggravata da altri fattori come i conflitti geopolitici e l’inflazione, il nostro centro studi stima un taglio di circa un punto percentuale alla crescita del Pil mondiale, con una conseguente riduzione della domanda di greggio di mezzo milione di barili al giorno nel 2025», hanno aggiunto gli analisti.

Nel frattempo, i prezzi al dettaglio negli Stati Uniti sono saliti da 3,12 dollari al gallone nella settimana conclusasi il 30 dicembre e a 3,28 dollari nella settimana terminata il 31 marzo (pari a circa 93 centesimi di euro al litro). Si tratta di un incremento superiore al 5 per cento dall’inizio dell’anno. Ma su base annua i prezzi medi sono in calo. Secondo i dati forniti dalla società di servizi per i consumatori Aaa, l’associazione americana degli automobilisti, il 3 aprile il prezzo medio della benzina era di 3,26 dollari al gallone, contro i 3,54 di un anno precedente: una diminuzione del 7,9 per cento.

PROSPETTIVE PER IL MERCATO PETROLIFERO

Nelle sue previsioni energetiche a breve termine pubblicate l’11 marzo, l’Agenzia per l’informazione sull’energia ha affermato che il mercato petrolifero globale dovrebbe rimanere «relativamente teso» fino a metà anno, per poi registrare un accumulo delle scorte nella parte finale del 2025.

Le riserve mondiali dovrebbero diminuire nel secondo trimestre, anche a causa del calo della produzione in Venezuela e Iran. Per questo l’Agenzia prevede che il prezzo spot del Brent possa salire fino a 75 dollari al barile nel terzo trimestre.

«Tuttavia, ci aspettiamo che le scorte torneranno a crescere, esercitando pressioni al ribasso sui prezzi del greggio nella parte finale del 2025 e nel corso del 2026, quando l’Opec+ dovrebbe porre fine ai tagli produttivi e la produzione dei Paesi non Opec dovrebbe aumentare» ha aggiunto l’Agenzia «Di conseguenza, prevediamo che il prezzo medio del Brent si attesterà sui 68 dollari al barile nel 2026».

Un rapporto pubblicato a marzo dall’Agenzia internazionale dell’energia ha attribuito il calo dei prezzi tra febbraio e inizio marzo alle preoccupazioni legate all’andamento dell’economia globale, alla domanda di petrolio e alla decisione dell’Opec+ di invertire la rotta sui tagli alla produzione.

«Ciononostante, la crescita della domanda mondiale di greggio è ancora attesa a poco più di 1 milione di barili al giorno quest’anno, rispetto agli 830 mila barili al giorno del 2024, favorita in parte proprio dai prezzi più bassi. I Paesi asiatici saranno responsabili di quasi il 60 per cento dell’aumento, con la Cina in testa», come si legge nel documento.

 

 

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