Il miele, dono della natura, vanta un’antica tradizione terapeutica che risale a 8 mila anni fa. Le sue proprietà antibatteriche e antivirali lo rendono spesso più efficace dei farmaci.
«I batteri sviluppano rapidamente difese contro gli antibiotici, ma non possono sviluppare una resistenza al miele», spiega Nural Cokcetin, ricercatrice presso l’Australian Institute for Microbiology and Infection della University of Technology di Sydney.
Utilizzato da millenni per curare ferite e problemi della pelle, il miele era già apprezzato dagli antichi Greci ed Egizi per trattare ustioni e tagli. Oggi, la sua azione antibatterica è sempre più riconosciuta, soprattutto nella lotta contro i batteri resistenti agli antibiotici. Capace di penetrare e distruggere i biofilm batterici, il miele non ha mai mostrato casi di resistenza, come evidenziato in uno studio del 2020 dell’American Society for Microbiology.
In ambito medico, il miele di grado clinico è impiegato in pomate, medicazioni e bendaggi per trattare infezioni post-chirurgiche, ustioni, fascite necrotizzante, ferite croniche, ulcere diabetiche, eczemi e psoriasi. Studi in vitro dimostrano la sua efficacia contro l’Helicobacter pylori, mentre il consumo orale riduce la durata della diarrea batterica. Le sue proprietà derivano da componenti naturali delle piante nettarifere e delle api.
I SEGRETI DEI SUOI COMPONENTI ANTIMICROBICI
L’azione antibatterica del miele è dovuta a una combinazione di fattori unici che si sviluppano durante la maturazione.
VISCOSITÀ E ACIDITÀ
Con un contenuto zuccherino fino all’82,5%, il miele è altamente viscoso e crea un ambiente sfavorevole ai batteri, disidratandoli e impedendone la proliferazione. Il suo pH acido, tra 3,2 e 4,5, ostacola la sopravvivenza batterica.
IL PEROSSIDO DI IDROGENO
Un enzima delle api converte il glucosio in perossido di idrogeno, un potente antibatterico che elimina i microrganismi. La sua produzione aumenta diluendo il miele al 30-50%, come indica uno studio pubblicato sull’International Journal of Microbiology.
LA BEE DEFENSIN-1
Questo peptide antimicrobico, prodotto dalle api, distrugge le membrane cellulari dei batteri e favorisce la rigenerazione della pelle.
IL METILGLIOSSALE NEL MIELE DI MANUKA
Il miele di manuka si distingue per l’elevato contenuto di metilgliossale, un composto che danneggia fimbrie, flagelli e membrane batteriche. «Più metilgliossale c’è, più il miele è antibatterico»,spiega Dee Carter, professoressa all’Università di Sydney. Il metilgliossale è sensibile al calore: si intensifica a 37°C ma si degrada oltre i 50°C.
UN AIUTO ANTIVIRALE E UN SISTEMA IMMUNITARIO PIÙ FORTE
Oltre alla sua efficacia antibatterica, il miele rafforza il sistema immunitario e aiuta a combattere le infezioni virali. Bere acqua e miele allevia i sintomi influenzali e respiratori. Uno studio del 2020 publicato sull’Eurasian Journal of Medicine and Oncology mostra che alcuni composti del miele si legano alla proteasi dei virus, bloccandone la replicazione. Il miele di manuka si è dimostrato efficace anche contro virus influenzali resistenti ai farmaci.
Il miele attiva le cellule immunitarie, potenziando la risposta contro i virus. Gli oligosaccaridi stimolano le cellule natural killer e favoriscono la proliferazione cellulare per una difesa più efficace. Inoltre, il miele stimola l’autofagia che aiuta a eliminare cellule danneggiate, virus e accelera la guarigione.
EFFETTI ANTI-INFIAMMATORI E BENEFICI INTESTINALI
Il miele riduce le infiammazioni e favorisce la cicatrizzazione. Uno studio della ricercatrice Nural Cokcetin ha rilevato un effetto positivo sull’infiammazione intestinale grazie ai composti fenolici. Gli oligosaccaridi e polisaccaridi del miele agiscono come prebiotici, migliorando la flora intestinale e limitando i batteri patogeni.
I mieli grezzi e scuri sono i più efficaci. Quelli commerciali, spesso pastorizzati, perdono parte delle loro proprietà benefiche. Il calore riduce gli antiossidanti fino al 33,4%. Il colore del miele, dal giallo chiaro al quasi nero, indica variazioni nei polifenoli e nei minerali: i mieli più scuri sono generalmente più ricchi di composti fenolici.
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